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Otto ore di solitudine stancano come otto ore di digiuno

Otto ore di solitudine causano stanchezza come otto ore di digiuno. A confermarlo è uno studio che indaga anche gli effetti dell’isolamento sociale.

Otto ore di solitudine causano stanchezza come otto ore di digiuno. A confermarlo è uno studio che indaga anche gli effetti dell’isolamento sociale.

Otto ore di solitudine determinano uno stato di stanchezza simile a quello che si manifesta dopo aver digiunato per otto ore. A dirlo è un nuovo studio pubblicato sulla rivista Psychological Science.

Otto ore di solitudine determinano stanchezza come otto ore di digiuno

Secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Vienna, in Austria, e dell’Università di Cambridge, nel Regno Unito, pubblicato sulla rivista Psychological Science, le persone che vivono da sole o apprezzano le interazioni sociali hanno maggiori probabilità di essere colpite dalla mancanza di compagnia, la quale può determinare livelli di stanchezza simili a quelli che possono manifestarsi dopo otto ore di digiuno.

Secondo i ricercatori stare da soli per almeno otto ore riduce le energie e aumenta la fatica allo stesso modo di quando si sta otto ore senza cibo.

“Se non mangiamo per un lungo periodo ne consegue una serie di processi biologici che creano una sensazione di desiderio, che conosciamo come fame. Ma come specie sociale, abbiamo anche bisogno di altre persone di sopravvivere”, spiegano gli studiosi.

In sostanza, stare da soli induce una risposta di desiderio che è simile a quella indotta dalla fame.

Gli effetti dell’isolamento sociale

Che la mancanza di contatto sociale inducesse una risposta di desiderio paragonabile alla fame, era in verità già stato dimostrato da precedenti studi, dai quali era emerso che “la correlata ipotesi di ‘omeostasi sociale’ suggerisce che esista un sistema omeostatico dedicato, che regola autonomamente il nostro bisogno di contatto sociale”.

Tuttavia, le precedenti indagini non avevano indagato sulle risposte psicologiche all’isolamento sociale e su come queste risposte si traducano nell’isolamento sociale che sperimentiamo nella nostra vita quotidiana.

Per questo il team guidato dalla professoressa Giorgia Silani dell’Università di Vienna ha deciso di fare luce sugli effetti dell’isolamento sociale. I ricercatori hanno utilizzato una metodologia comparabile in due fasi, la prima di laboratorio e la seconda in un contesto di vita reale, sfruttando le circostanze legate al lockdown seguito allo scoppio della pandemia di Covid.

 La prima fase dello studio ha visto coinvolto un totale di 30 donne adulte le quali sono state seguite in un test di laboratorio in tre giorni sperati. Le partecipanti allo studio hanno trascorso 8 ore senza alcun contatto sociale, o senza cibo, o senza contatto sociale e senza cibo. Durante il test, ogni donna ha indicato il proprio livello di stress, l’umore e l’affaticamento, mentre gli scienziati hanno registrato le risposte fisiologiche allo stress, come la frequenza cardiaca e il cortisolo.

I risultati dello studio di laboratorio sono stati poi convalidati confrontando gli esiti con le misurazioni ottenute nello studio condotto durante il lockdown in Austria e Italia, nella primavera del 2020, che ha coinvolto 87 adulti, di cui 47 donne.

“Nello studio di laboratorio abbiamo rilevato profonde somiglianze tra l’isolamento sociale e la privazione del cibo. Entrambi gli stati hanno indotto una diminuzione dell’energia e un aumento della fatica, il che è sorprendente dato che la privazione del cibo ci fa letteralmente perdere energia, mentre l’isolamento sociale no”, hanno dichiarato i co-autori principali della ricerca, Ana Stijovic e Paul Forbes dell’Università di Vienna.

Il risultato è stato supportato anche dal confronto con i dati ottenuti durante la prima fase della pandemia. Nel dettaglio, i partecipanti allo studio che hanno trascorso il lockdown da soli e che erano generalmente più socievoli hanno riportato anche una minore energia nei giorni trascorsi in isolamento, rispetto ai giorni in cui avevano interazioni sociali.

La riduzione dell’energia, secondo gli studiosi, sarebbe una parte della nostra risposta omeostatica alla mancanza di contatto sociale e un potenziale precursore di alcuni effetti più dannosi dell’isolamento sociale a lungo termine. “È noto che la solitudine e la fatica a lungo termine siano correlate, ma sappiamo poco dei meccanismi immediati che sono alla base di questo legame. L’aver visto questo effetto anche dopo un breve periodo di isolamento sociale suggerisce che la bassa energia possa essere una risposta adattativa ‘omeostatica sociale’ che, a lungo andare, può diventare disadattativa”, ha detto la professoressa Giorgia Silani.

Infine, dallo studio è emerso anche che i fattori contestuali e di personalità modulano l’effetto dell’isolamento sociale sulla fatica.

I ricercatori hanno dunque concluso che saranno necessari studi futuri per “identificare le persone maggiormente a rischio per gli effetti dell’isolamento”.

fonte immagine: https://pixabay.com/it/photos/all-aperto-donna-le-persone-3158173/

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