Categorie
tech

Robot ibridi: braccio robotico con insetti come pinze

Alcuni ricercatori giapponesi hanno creato un braccio robotico utilizzando insetti vivi come pinze. Vediamo insieme di cosa si tratta.

Un team di scienziati giapponesi ha ideato un braccio robotico utilizzando insetti vivi (trilobiti terrestri e chitoni) per sostituire i terminali prensili degli arti artificiali. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientificaarXiv”.

Robot ibridi: un braccio robotico con insetti vivi utilizzati come pinze

Un gruppo di scienziati giapponesi della Tohoku University ha deciso di utilizzare insetti e molluschi vivi al posto dei terminali degli arti robotici per sfruttare le loro capacità biomeccaniche e trasformarli in pinze prensili. Gli animali in questione sono i trilobiti terrestri (Armadillidiidae), che hanno capacità “rotolanti”, e i chitoni, sfruttati per la loro forza di serraggio.

L’ esperimento condotto

Per il loro esperimento, gli scienziati giapponesi hanno utilizzato vari tipi di insetti e invertebrati tra cui i trilobiti terrestri e i chitoni, un tipo di minuscolo mollusco. Questi piccoli animali, attraverso bracci robotici con sistemi di bloccaggio creati in stampa 3D, sono stati attaccati all’estremità e sono riusciti ad afferrare batuffoli di cotone, nel caso dei trilobiti, o cilindri di materiali diversi, nel caso dei chitoni.

L’obiettivo degli studiosi giapponesi era quello di costruire un braccio meccanico dotato di un cervello autonomo, rappresentato dall’animale vivo nel ruolo di “effettore” finale dell’arto. L’ esperimento è stato condotto nell’ambito di due diverse branche della robotica: la biomimetica e la biorobotica. Il primo è un campo interdisciplinare ispirato alla natura per creare soluzioni innovative ai problemi umani; il secondo, invece, è un campo nel quale i meccanismi interagiscono effettivamente con gli esseri viventi (per esempio scarafaggi dotati di micro-telecamere per la ricerca di superstiti tra le macerie di un terremoto).

La ricerca, sottolineano gli scienziati, è stata condotta nel totale rispetto di questi animali, i quali non hanno né corso rischi né subito danni, e al termine dei test sono stati rilasciati in natura.

L’ utilità della ricerca

A cosa serve l’esperimento condotto dai ricercatori giapponesi? A rispondere sono loro stessi, affermando che cercare ispirazione negli organismi biotici, se si parla di robotica, ha sempre senso, dato che gli animali nel corso di milioni di anni si sono evoluti per essere i migliori in ciò che fanno. “Esattamente allo stesso modo in cui, per millenni, abbiamo utilizzato cani da slitta e cavalli per il trasporto o piccioni viaggiatori per spedire messaggi anche in questo ci serviamo di interi organismi biologici per compiere un passo avanti verso l’integrazione tra robot e ambiente”, hanno dichiarato.

La capacità di questi invertebrati di afferrare diversi oggetti può essere molto utile, dicono gli scienziati, anche se devono essere migliorati i meccanismi di rilascio.

[Fonte immagine: https://pixabay.com/it/photos/chitone-mollusco-mare-marino-525167/]

Continua a leggere su atuttonotizie.it

Vuoi essere sempre aggiornato e ricevere le principali notizie del giorno? Iscriviti alla nostra Newsletter

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Exit mobile version