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Come togliere il ciuccio: ecco alcuni semplici trucchi

Quando arriva il momento di togliere il ciuccio è consigliabile trovare il metodo corretto e sapere bene cosa fare e cosa non fare. Ecco dei consigli utili.

Quando arriva il momento di togliere il ciuccio è consigliabile trovare il metodo corretto e sapere bene cosa bisogna fare e cosa invece non fare. Ecco dei consigli utili.

Il neonato esprime le proprie necessità di comunicazione, in primissima istanza, attraverso la bocca ed, in modo particolare, attraverso la suzione che si trasforma nel mezzo privilegiato che consente al piccolo non soltanto di crescere, ma anche di sentirsi rassicurato, desiderato e confortato.

Per questo motivo il ciuccio è un oggetto fondamentale nei primi anni di vita dei bambini. Abusarne oltre il lecito, però, può nascondere anche talune insidie sia dal punto di vista medico (alterazioni del palato, malformazioni nella crescita dei denti, patologie a carico dell’orecchio e nell’articolazione di alcuni fonemi) sia dal punto di vista strettamente relazionale.

A partire dai diciotto mesi di vita, è bene cominciare a pensare a come togliere il ciuccio che è fortemente sconsigliato oltre i tre anni di vita. L’eliminazione radicale dell’oggetto, però, non è così banale come si potrebbe pensare ed ha forti implicazioni emotive sia nel piccolo sia nella mamma.

Se il bambino, quindi, non rientra fra quelli che si sbarazzano del ciuccio in autonomia, è bene cominciare un percorso a tappe il cui traguardo sarà l’abbandono definitivo. Scopriamo, allora, cinque preziosi consigli per raggiungere la meta senza difficoltà eccessivi o traumi per il bambino.

Scegliere il momento opportuno

Benché la maggior parte dei medici sia concorde nel sostenere che sia necessario abbandonare il ciuccio prima possibile, è consigliabile procedere per gradi senza colpevolizzare il bambino che dovesse trovare maggiori difficoltà durante il percorso. E’ bene, inoltre, scegliere un momento propizio per cominciare l’itinerario evitando periodi in cui il bambino dovesse essere stressato da altri cambiamenti eventualmente in atto.

L’unione fa la forza

In un momento di transizione come il graduale abbandono del ciuccio è necessario che tutto il gruppo famigliari e le educatrici che si dovessero occupare del piccolo. Comportamenti contrastanti metterebbero in confusione il piccolo rendendo la strada più difficile.

No ai ripensamenti

Se la decisione è presa ed il dado tratto, è necessario non retrocedere dalle proprie intenzioni. E’ indispensabile non lasciarsi sopraffare dal pianto del bambino e dalla difficoltà del momento. E’ necessario far ricorso a tutte le risorse possibili, armarsi di molta pazienza e non cedere mai.

Procedere per gradi

Benché molti genitori raccontino vere e proprie azioni coercitive, è consigliabile scegliere una via più morbida per raggiungere la meta onde evitare traumi al bambino.
E’ possibile, quindi, limitare inizialmente l’utilizzo del ciuccio a situazioni in cui il piccolo dovesse mostrare un disagio (difficoltà a prendere sonno o la mancanza della mamma ad esempio) stimolando invece negli altri momenti il bambino ad altre attività anziché cacciarsi il ciuccio in bocca per noia.
Con il passare dei giorni sarà sempre più facile convincerlo ad abbandonare il ciuccio del tutto.

Spazio alla fantasia

Per agevolare il momento dell’abbandono è necessario armarsi di pazienza e liberare la propria fantasia. Solo conoscendo il proprio bambino si può scegliere una via alternativa per raggiungere il traguardo; c’è chi fa ricorso alla fatina dei ciucci che li raccoglie tutti nella notte per portarli ad altri bimbi più piccoli che ne sono sprovvisti e chi invece intinge la tettarella nel limone per renderlo sgradevole.
Ogni idea può essere giusta purché adeguata al carattere del piccolo.

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