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Salute, scoperta una molecola che combatte l’ansia

Un gruppo di studiosi inglesi ha individuato una molecola che sarebbe in grado di frenare i sintomi dell’ansia. Vediamo insieme cosa hanno scoperto.

Un gruppo di studiosi inglesi ha individuato una molecola che sarebbe in grado di frenare i sintomi dell’ansia. Vediamo insieme cosa hanno scoperto.

Una molecola facente parte di un gruppo di piccoli frammenti di RNA sarebbe capace di frenare i sintomi dell’ansia. A dirlo è una ricerca guidata dagli studiosi delle Università di Bristol ed Exeter, nel Regno Unito, pubblicata su Nature Communications. Questa importante scoperta potrebbe portare allo sviluppo di ansiolitici più efficaci.

Ansiolitici inefficaci

L’ ansia è un disturbo molto comune, spesso innescato da traumi psicologici, e in costante aumento. Stando ai dati, circa un adulto su quattro riceve una diagnosi di disturbo d’ansia almeno una volta nella vita. Nel 2019, il 6% degli italiani soffriva di disturbi d’ansia. La situazione è peggiorata con la pandemia. Traumi psicologici gravi possono infatti innescare cambiamenti morfologici, genetici e biochimici nei neuroni dell’amigdala, ovvero la regione del cervello che gestisce le emozioni, facendo insorgere problemi legati all’ansia come attacchi di panico o disturbi da stress post-traumatico.

Per più della metà dei pazienti gli attuali ansiolitici in commercio non hanno un’efficacia ottimale. Questo perché finora non era ancora ben chiaro come funzionano i circuiti neurali che scatenano ansia e stress. Le cose però potrebbero cambiare grazie a uno studio, i cui risultati sono stati pubblicati su Nature Communications, condotto da un gruppo di ricercatori che ha studiato a fondo gli eventi molecolari che sono alla base dell‘ansia.

“Il successo limitato nello sviluppo di potenti farmaci ansiolitici è il risultato della scarsa comprensione dei circuiti neurali alla base dell’ansia e degli eventi molecolari che determinano stati neuropsichiatrici correlati allo stress”, hanno spiegato i ricercatori.

Gli scienziati si sono concentrati in particolare su un gruppo di molecole presente nel cervello umano, chiamato miRNA, capace di regolare l’espressione genica e controllare i processi cellulari che avvengono nell’amigdala, il complesso cerebrale che gestisce le emozioni. Hanno così scoperto una molecola in grado di frenare i sintomi dell’ansia che potrebbe portare allo sviluppo di ansiolitici più efficaci.

Ansia, scoperta molecola in grado di frenarla

Attraverso un’analisi condotta sui topi maschi, gli studiosi hanno scoperto che, a seguito di un forte stress, nell’amigdala aumentavano le quantità di un particolare tipo delle molecole miRNA, ovvero la miR483-5p che sopprimeva l’espressione di un gene (il Pgap2), a sua volta responsabile di cambiamenti nella morfologia neurale del cervello e di comportamenti legati all’ansia. Sono così giunti alla conclusione che la molecola miR-483-5p, scatenando un processo che bilancia i cambiamenti all’amigdala causati dallo stress, agisce come un freno molecolare che compensa i cambiamenti dell’amigdala indotti dallo stress per promuovere il sollievo dall’ansia. In sostanza si comporta come un “calmante”.

“Lo stress può innescare l’insorgenza di una serie di condizioni neuropsichiatriche che hanno le loro radici in una combinazione avversa di fattori genetici e ambientali”, ha spiegato Valentina Mosienko della School of Physiology, Pharmacology and Neuroscience dell’Università di Bristol e co-autrice principale dello studio. “Bassi livelli di stress vengono controbilanciati dalla capacità naturale del cervello di autoregolarsi, mentre esperienze traumatiche gravi o prolungate possono annullare questo meccanismo di difesa dallo stress, portando allo sviluppo di condizioni patologiche come la depressione o l’ansia”, ha concluso.

Ulteriori studi sul meccanismo miR483-5p/Pgap2 identificato dalla ricerca, potranno condurre allo sviluppo di terapie più efficaci.

La scoperta di questo nuovo percorso miR483-5p/Pgap2 è “il primo trampolino di lancio verso la scoperta di nuovi, più potenti e necessari trattamenti per i disturbi d’ansia”, hanno dichiarato gli studiosi.

“Il percorso miR483-5p/ Pgap2 che abbiamo identificato in questo studio, la cui attivazione esercita effetti di riduzione dell’ansia, offre un enorme potenziale per lo sviluppo di terapie anti-ansia per condizioni psichiatriche complesse negli esseri umani”, ha affermato Valentina Mosienko.

fonte immagine: https://pixabay.com/it/illustrations/ansia-fatica-depressione-1157437/

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