Covid, vaccino Sputnik bloccato dal Brasile

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Anche il vaccino Sputnik finisce sotto la lente di ingrandimento della comunità scientifica. L’Agenzia di vigilanza sanitaria brasiliana (Anvisa) ha bloccato il vaccino russo per “gravi difetti” e “rischi” legati alla sua composizione.

L’Agenzia di vigilanza sanitaria brasiliana (Anvisa) all’inizio di questa settimana ha respinto la richiesta di alcuni stati brasiliani che avevano proposto di importare e utilizzare il vaccino anti-Covid russo Sputnik V.

Anvisa ha bloccato il composto russo in quanto, dai campioni analizzati, sarebbe emerso che l’adenovirus in esso contenuto è in grado di replicarsi. Ciò desta molta preoccupazione nella comunità scientifica, ma Mosca parla di “decisione politica”.

L’allarme lanciato da Anvisa

Anvisa ha innanzitutto lamentato la mancanza di trasparenza e di informazioni da parte della Russia sulla qualità e l’efficacia del proprio vaccino, già sottolineata anche dall’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, che per tale motivo non ha ancora dato il suo via libera. Inoltre, l’Agenzia sanitaria brasiliana ha parlato espressamente di “gravi difetti” e “rischi” legati alla composizione dello Sputnik. Sono state infatti identificate nel vaccino russo particelle virali ancora in grado di replicarsi. Pertanto, l’autorità ha concluso che ciò potrebbe costituire un rischio per la salute pubblica.

L’allarme è stato lanciato da Gustavo Mendes, responsabile della valutazione di farmaci e prodotti biologici, il quale ha detto che “tra le criticità emerse c’era la presenza di adenovirus in grado di replicarsi”. “Ciò significa – ha aggiunto – che il virus che dovrebbe essere utilizzato solamente per trasportare il materiale genetico del coronavirus nelle cellule umane per promuovere una risposta immunitaria può anche replicarsi. È una seria questione di non conformità”. Mendes ha infine spiegato che “la capacità di replicarsi dell’adenovirus contenuto nel vaccino russo è stata osservata in tutti i campioni esaminati”. A seguire, la direttrice generale di Anvisa, Ana Carolina Moreira Marino Araujo, ha parlato di “rischio troppo grande”.

Lo Sputnik, come AstraZeneca e Johnson & Johnson, si basa sulla tecnologia del vettore virale, l’adenovirus, appunto. Quest’ultimo contiene il codice genetico del Sars Cov-2 che viene trasportato all’interno del nostro organismo in modo che il sistema immunitario impari a riconoscerlo. Una volta inoculato il vaccino, dunque, l’organismo umano dovrebbe stimolare la produzione di anticorpi, neutralizzando la capacità degli adenovirus di replicarsi (come fanno tutti i virus nel nostro corpo) e scongiurando di conseguenza i rischi che l’infezione da Covid può comportare. Secondo gli studiosi brasiliani, il vaccino russo non ha questa efficacia, al contrario l’adenovirus in esso contenuto sarebbe in grado di replicarsi.  Da qui lo stop.

Nello specifico, gli adenovirus impiegati per sviluppare Sputnik V sono l’Ad26 per la prima somministrazione e l’Ad5 per la seconda. Si tratta di virus piuttosto diffusi tra la popolazione, che solitamente non causano particolari problemi (per lo più infezioni respiratorie lievi). Tuttavia, in individui con altri problemi di salute o particolari predisposizioni, questi virus possono essere rischiosi. Per questo gli adenovirus vengono inattivati per essere utilizzati nei vaccini in sicurezza.

L’istituto russo Gamaleya che si è occupato dello sviluppo di Sputnik V, lo scorso anno, dopo aver effettuato test clinici, aveva dichiarato che il proprio vaccino contenesse adenovirus inattivati. Tuttavia, secondo i tecnici brasiliani, che hanno svolto le analisi per concedere o meno l’importazione del vaccino e il suo impiego in alcuni stati brasiliani, le cose stanno diversamente.

Anvisa nei prossimi giorni proseguirà con ulteriori analisi e controlli, anche perché nel frattempo ha ricevuto richieste di utilizzo dello Sputnik da parte anche di altri cinque stati e da due aree metropolitane di Rio de Janeiro.

Stop al vaccino Sputnik, Russia: “decisione politica”

Dopo lo stop brasiliano al vaccino russo, l’agenzia di produzione dello Sputnik, in un breve comunicato, ha definito l’azione “una decisione politica”, aggiungendo che “non ha nulla a che vedere con l’accesso dell’agenzia alle informazioni scientifiche”.

Secondo i produttori dello Sputnik la decisione dell’Agenzia brasiliana “contraddice una precedente decisione del ministero della Scienza, della Tecnologia e dell’Innovazione del Brasile che aveva riconosciuto lo Sputnik V come un vaccino sicuro e ne aveva permesso la produzione nel paese”.

Il parere di Burioni

Il noto virologo italiano Roberto Burioni ha commentato con un tweet lo stop al vaccino russo da parte del Brasile: “Il problema di Sputnik sembra essere grave. Il vaccino dovrebbe essere costituito da virus incapace di replicarsi, mentre tutti i campioni analizzati in Brasile contenevano virus in grado di replicarsi. Non stupisce la bocciatura all’unanimità”, ha scritto Burioni.

fonte immagine: https://pixabay.com/it/photos/coronavirus-covid-19-covid19-5935581/

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