Variante Epsilon, cosa sappiamo della nuova mutazione?

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Continua a preoccupare gli esperti la diffusione delle varianti del Covid. Dopo la variante Delta, gli occhi sono puntati sulla variante Epsilon che sarebbe in grado anche di “aggirare” gli anticorpi prodotti dai vaccini a Rna messaggero.

Non si fa in tempo a frenare il diffondersi di una variante che già ne spunta un’altra. Non solo la variante Delta, a preoccupare i virologi è ora anche la variante Covid B.1.427/B.1.429, denominata Epsilon, identificata per la prima volta in California, negli Stati Uniti, all’inizio del 2021.

Covid, preoccupa la variante Epsilon

Dopo la variante Delta, a destare preoccupazione tra gli esperti è la variante Epsilon. Quest’ultima potrebbe far ammalare chi è vaccinato o già guarito dal virus in quanto riduce la capacità degli anticorpi di neutralizzare il virus. A riferirlo, in audizione in commissione comunale Ambiente, a Pescara, è stato Paolo Fazii, primario della Unità operativa complessa di virologia e microbiologia della Asl del capoluogo adriatico.

Secondo la banca internazionale Gisaid, che raccoglie le sequenze genetiche dei virus, la nuova mutazione è ancora poco diffusa in Europa. Attualmente in Italia ci sono solo due casi riconosciuti di questa variante che sta arrivando dai Paesi più poveri del pianeta.

Sempre stando ai dati forniti da Gisaid, a maggio 2021 la variante Epsilon era diffusa in 34 Paesi. I dati delle ultime settimane ci dicono invece che essa è ormai presente in 44 Paesi, dagli Stati Uniti alla Corea del Sud, all’India e al Giappone. In Europa sono stati rilevati 37 casi in Danimarca, 10 in Germania, 7 in Irlanda e Francia, 5 in Olanda e Spagna, 4 in Svizzera, 3 in Norvegia, 2 in Svezia, Finlandia e Italia e 1 in Belgio.

Lo studio

La variante Epsilon, il cui nome scientifico è B.1.427/B.1.429, è stata identificata per la prima volta all’inizio del 2021, in California, negli Stati Uniti, e “battezzata” a marzo. La mutazione è emersa nell’ambito di una ricerca coordinata dal biochimico Matthew McCallum, dell’Università di Washington a Seattle, e pubblicata sulla rivista Science, che sottolinea l’importanza del sequenziamento come una delle armi più importanti per contrastare la circolazione del virus.

Lo studio coordinato da McCallum, ha rilevato ben tre mutazioni che rendono questa variante resistente agli anticorpi e che si trovano sulla proteina Spike, quella che il virus usa per attaccare le cellule. Dai risultati della ricerca si evince che con le sue tre mutazioni la variante Epsilon è resistente sia agli anticorpi generati dai vaccini a Rna messaggero sia a quelli generati dall’infezione da virus SarsCoV2.

La ricerca si è basata sull’analisi di 57 campioni di plasma prelevato da 15 persone vaccinate con due dosi di Moderna, da 33 vaccinate con due dosi di Pfizer-BioNtech e da 9 che avevano avuto l’infezione da SarsCoV2 (in quest’ultimo caso il plasma è stato raccolto tra 15 e 28 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi).

Va tuttavia sottolineato che chi è vaccinato rischia una riduzione della potenza di neutralizzazione degli anticorpi minore rispetto a chi si è ammalato e poi è guarito dal Covid. La qualità delle risposte anticorpali indotte dalla vaccinazione è quindi maggiore rispetto a quelle indotte dall’infezione.

Variante Epsilon: il vaccino Janssen è efficace?

Se la variante Epsilon sembra resistere agli anticorpi generati dai vaccini a Rna messaggero, non accadrebbe lo stesso con il vaccino anti Covid monodose Johnson & Johnson, sviluppato da Janssen. Secondo l’azienda farmaceutica americana – che fa riferimento ai risultati ad interim di un sottostudio di fase 1/2a pubblicato sul ’New England Journal of Medicine’ – il proprio vaccino “ha dimostrato una risposta immunitaria duratura e ha generato risposte anticorpali neutralizzanti contro la variante Delta e altre varianti di Sars-CoV-2 che destano preoccupazione”.

Di seguito ecco quanto riportato in una nota diffusa dal gruppo farmaceutico americano.

“Si sono osservate risposte immunitarie anticorpali e delle cellule T per almeno 8 mesi dopo l’immunizzazione”, spiega l’azienda. “E’ stata dimostrata un’attività anticorpale neutralizzante contro la variante Delta (B.1.617.2) crescente nel tempo. Le risposte immunitarie umorale (anticorpale) e cellulare (delle cellule T) generate dal vaccino sono rimaste robuste e stabili per 8 mesi dopo l’immunizzazione, ultima osservazione riportata ad oggi nello studio, con un calo minimo”, si legge nella nota diffusa da J&J. “I dati hanno dimostrato che la risposta delle cellule T, comprese le cellule T CD8+ che riconoscono e distruggono le cellule infette, è persistente nell’arco degli 8 mesi esaminati”, prosegue l’azienda.

“I dati indicano che una singola dose del vaccino contro Covid-19 di Johnson&Johnson ha generato risposta immunitaria umorale e cellulare duratura, comprese risposte anticorpali neutralizzanti contro la variante Delta (B.1.617.2) e altre varianti Sars-CoV-2 che destano preoccupazione, incluse le varianti Alpha (B.1.1.7), Beta (B.1 .351), Gamma (P.1), Epsilon (B.1.429) e Kappa (B.1.617.1), così come il ceppo originale di Sars-CoV-2 (WA1/2020)”.

Dunque il farmaco sviluppato da Janssen potrebbe avere un ruolo fondamentale nel contrastare la variante Epsilon, soprattutto se dovesse prendere il sopravvento nella diffusione del contagio.

fonte immagine: https://www.pexels.com/it-it/foto/persona-in-possesso-di-provette-3735747/

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