Smart working: più produttività ma anche più ore di lavoro

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Lo Smart Working è sempre più praticato in tutto il mondo. Il rischio è quello di confondere le ore lavorative con quelle da dedicare a se stessi, sopratutto in questo periodo di quarantena forzata. Vediamo alcuni dati riguardanti il lavoro agile.

Il lavoro in Smart Working: conseguenze positive ma anche negative

La pandemia da coronavirus ha cambiato enormemente le abitudini non solo degli italiani ma anche degli altri popoli. Il distanziamento sociale sta obbligando i cittadini ad un isolamento forzato in casa con tante conseguenze anche dal punto di vista professionale ed economico. In ragione di ciò alcune aziende si sono attrezzate debitamente per disporre delle strumentazioni e soprattutto delle competenze necessarie per poter eseguire il cosiddetto lavoro in Smart Working ossia il lavoro da casa.

Il lavoro agile è ormai la nuova frontiera necessaria per abbattere il rischio di contagio per tutelare in questo modo la salute dei dipendenti. Ovviamente i lavoratori stanno affrontando questa novità con qualche difficoltà. Se da un lato lo Smart Working permette di gestire al meglio gli orari e soprattutto avere un maggior comfort in quanto non è più necessario spostarsi di casa, dall’altro ci sono una serie di problematiche tra cui la sensazione di un maggior stress fisico e psicologico a fine giornata.

Per valutare nel dettaglio l’impatto che lo Smart Working in Italia , e non solo, sta avendo sui lavoratori, è stata effettuato un’apposita ricerca condotta da OnePoll per conto di un’azienda americana. La ricerca ha interessato 5 mila lavoratori di tantissimi paesi del mondo tra cui anche quelli italiani per valutare le impressioni di questa nuova tipologia di somministrazione del lavoro.

Per gli italiani orari di lavoro prolungati e aumento livello di produttività

Secondo la ricerca effettuata da OnePoll praticamente in tutto il mondo, tra i lavoratori c’è una diffusa sensazione di un’attività ulteriormente prolungata nel tempo senza che questo abbia condizionato sui livelli di produttività; mentre per altri lavoratori i livelli di produttività sembrano essere addirittura aumentati. Nello specifico, in Italia il 70,8% degli intervistati ha parlato di orari di lavoro maggiorati mentre circa il 79% ha la percezione di un livello di produttività che si è mantenuto inalterato se non aumentato.

Tra l’altro il 22% degli intervistati ritiene che il lavoro in Smart Working possa rappresentare la normalità anche dopo la fine dell’emergenza scatenata dal coronavirus. Interessante sottolineare come in Italia circa un lavoratore su 5 abbia dichiarato che prima effettuava almeno un giorno a settimana in Smart Working.

Dalla ricerca sono emersi anche le principali problematiche incontrate ed in particolare l’impossibilità di poter avere un confronto diretto con il proprio collega e soprattutto la difficoltà nel dover far coincidere le esigenze professionali con quella della propria famiglia. Insomma, abitudini cambiate in ambito lavorative con sfaccettature positive ma anche negative.

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